Donna di profilo in riva al mare che respira con il viso disteso verso l'alto — calma e regolazione del sistema nervoso.

Gestire lo stress e regolare il sistema nervoso - non è la stessa cosa.

July 07, 20264 min read

Gestire lo stress o regolare il sistema nervoso — non è la stessa cosa.

C'è una frase che sento spesso e che, ogni volta, mi fa riflettere:

«Devo imparare a gestire meglio lo stress.»

È una frase che suona bene. Responsabile. Adulta. Competente.

Ma nasconde un presupposto che vale la pena mettere in discussione: che lo stress sia qualcosa dagestire— cioè da tenere sotto controllo, da sopportare con più efficienza, da contenere perché continuerà ad attivarsi.

Lo stress non è il nemico

Facciamo un passo indietro. Lo stress, all'origine, non è un difetto: è un sistema di allarme e di adattamento. È il modo in cui il corpo si prepara ad affrontare ciò che percepisce come una richiesta o un pericolo — un esame, una scadenza, una discussione. In quei momenti si accende quello che possiamo immaginare come l'acceleratore del corpo, ilsistema nervoso simpatico: aumentano il battito, la tensione muscolare, la vigilanza. È utile, ed è persino sano: senza quella spinta non affronteremmo le sfide.

Il problema non è l'attivazione in sé. È quando l'acceleratore resta premuto anche dopo che il pericolo è passato — e il corpo non trova più il pedale del freno.

Un acceleratore e un freno

Il nostro sistema nervoso autonomo — quello che lavora da solo, senza che dobbiamo pensarci — funziona proprio grazie a due grandi rami che si alternano. Ilsimpaticoè l'acceleratore: attività, azione, allerta. Ilparasimpaticoè il freno: riposo, digestione, recupero, calma. La salute non sta nello spegnere l'acceleratore, ma nel ritmo con cui i due si alternano — come il giorno e la notte, come lo sforzo e il riposo.

Molte forme di stress cronico nascono proprio da qui: da un'alternanza che si è inceppata. L'acceleratore resta acceso troppo a lungo e, nel tempo, questo lascia il segno sul corpo e sull'umore.

Gestire e regolare non sono la stessa cosa

Gestiresignifica controllare qualcosa che continua ad attivarsi. Sei sempre a combattere. Sempre sul bordo. La guardia non si abbassa mai davvero, perché il livello di allerta di base — il punto da cui il tuo sistema parte ogni mattina — non è cambiato.

Regolaresignifica qualcosa di completamente diverso. Significa cambiare quelle condizioni di partenza: abbassare il livello di allerta di base del sistema nervoso. Non sopportare meglio. Non resistere di più. Vivere, semplicemente, in uno stato fisiologico diverso.

Il corpo cerca sicurezza, prima ancora che tu ci pensi

C'è un dettaglio che cambia tutto. Il nostro sistema nervoso, sotto la soglia della coscienza, si sta continuamente ponendo una domanda: «sono al sicuro, qui, adesso?». Lo studioso Stephen Porges ha chiamato questo processoneurocezione— un modo per dire che il corpo "fiuta" sicurezza o pericolo prima e più velocemente di quanto la mente possa ragionarci.

Quando la risposta è sì, si attiva la parte più evoluta e gentile del nostro freno — quella legata al respiro, al cuore, ai muscoli del viso e della voce: è lo stato in cui ci sentiamo tranquilli, presenti, capaci di stare in relazione. Quando invece la risposta è no, il corpo resta in guardia; e se non trova una via d'uscita, può persino "spegnersi", chiudersi, andare in una sorta di blocco.

Ecco perché la sola forza di volontà non basta: non puoiordinartidi sentirti al sicuro. Puoi però offrire al corpo dei segnali di sicurezza. È una differenza enorme.

Un sistema nervoso regolato non è un sistema che non reagisce mai. È un sistema che sa tornare in sicurezza da solo — senza che tu debba gestirlo attivamente ogni volta.

Come si regola: piano, e per ripetizione

Questa distinzione è al centro di tutto il lavoro che faccio.

La buona notizia arriva dalla ricerca sulla neuroplasticità: il sistema nervoso può imparare e cambiare. Ma non lo fa attraverso la forza di volontà, né attraverso la comprensione intellettuale. Lo fa attraverso esperienze corporee ripetute nel tempo — piccoli segnali, dati con costanza, che dicono al sistema:puoi abbassare la guardia. Sei al sicuro adesso.

Sono cose semplici, quasi umili: un respiro un po' più lento e lungo, il peso dei piedi che sentono il pavimento, il calore di una relazione sicura, un movimento dolce e senza fretta. Presa una volta sola, nessuna di queste cose cambia granché. Ripetuta nel tempo, invece, sposta lentamente quel punto di partenza — il livello di allerta di base — verso il basso.

Forse è questo il cambiamento più gentile che possiamo offrirci: smettere di chiederci di reggere di più, e cominciare a costruire — poco alla volta, con pazienza — le condizioni in cui il corpo può tornare a fidarsi. Non serve fare tutto oggi: basta un piccolo segnale di sicurezza, ripetuto nel tempo, e poi un altro. È così che, lentamente, il sistema nervoso impara una nuova casa in cui tornare.

— Francesca

Dott.ssa Francesca Giordana

Dott.ssa Francesca Giordana

Dott.ssa Francesca Giordana Psicologa a orientamento psico-corporeo | Counselor | Istruttrice di Mindfulness psicosomatica Aiuto chi ha imparato a 'performare molto bene', ma ha dimenticato come SI STA bene. Per chi continua a reggere tutto mentre dentro oscilla tra l'allerta costante e il desiderio di staccare la spina: ritroviamo insieme la tua vitalità naturale, partendo dal corpo

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